Natale di Dio, Natale dell’uomo

La Natività affrescata da Giotto nel transetto destro della Basilica inferiore di San Francesco d’Assisi

L’affermazione biblica che vi appone dietro è quella di Isaia 9,5:

«Ci è stato dato un figlio… il Principe della pace».

Cogliendo quindi dal Natale pensieri, sguardi e gesti di pace.

L’affresco è l’unico al mondo dove viene rappresentato un presepe con due bambinelli a esprimere, alla luce di una lettura spirituale, la natura di Cristo: umana e divina.

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Il lato divino Giotto lo racconta attraverso il blu che splende nella notte di Betlemme. L’artista sfonda, allarga e dilata la sua narrazione consapevole di raccontare una storia vera, non una favola.

Un uso del blu che commuove e cattura chiunque, pellegrino o turista. Chi entra nelle basiliche ne rimane affascinato. Un colore profondo, luminoso e soprattutto regale e reale. Il cielo di Gio o ge a sulle rappresentazioni una luce radiosa, rendendole pure e senza scorie. Questo per avvicinare l’uomo alle verità che sta raccontando, una verità che emerge da sguardi e gesti tutti puntati su Gesù: è la pupilla spalancata, curiosa e saziata di Giotto.

Si tratta di considerare l’altro non un estraneo, ma «pezzi» di umanità che ci appartengono. Fasciare, un gesto che richiama la necessità di lenire le sofferenze dell’altro, la sofferenza della fame perché si è chiamati ad alla are; la sofferenza del eddo perché si è coste i a lasciare la casa natia. Sostenere la fragilità di un corpo.

Carissime famiglie, carissimi studenti ed amici.

È proprio qui che siamo chiamati a percepire, attraverso i nostri gesti, il Dio con noi. È il Natale. Analizzando la scena affrescata da Giotto sono evidenti due punti topografici: la grotta e il campo dei pastori. Due segreti di quotidiana indigenza che diventano il centro della Speranza.

L’augurio per questo Natale del Signore è che ciascuno riscopra dentro di sé il dono Dio, vivendolo in pienezza.

Buon Natale!

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