Friday for Future – La giornata del clima

Non c’è più tempo

#Fridayforfuture – La giornata del clima

Viviamo in un periodo storico quanto mai incerto in cui la crisi ambientale globale grava sul nostro futuro. La rivista internazionale “Bullettin of the Atomic Scientists” a partire dal 1947 mette in guardia l’umanità sul rischio di olocausto nucleare con il suo “Orologio dell’Apocalisse” (Doomsday Clock).

Nel 2018 siamo a soli due minuti dalla mezzanotte, cioè vicinissimi alla possibilità di un collasso globale a causa della combinazione del rischio di una nuova ondata di riarmo nucleare (Trump ha più volte dichiarato di voler raddoppiare nei prossimi anni l’arsenale nucleare degli USA) a cui si aggiunge il riscaldamento globale causato dall’uomo, sempre più grave e irreversibile.

Come suggerisce Luca Mercalli nel suo libro di recente pubblicazione “Non c’è più tempo”, occorre agire subito e in fretta per scongiurare il peggio. Da decenni scienziati di ogni parte del mondo mettono in guardia i decisori politici sull’urgenza di agire in modo efficace. Alla fine degli anni „60 Aurelio Peccei, economista torinese colto e lungimirante, fondò il Club di Roma, un gruppo di scienziati, alcuni afferenti al celebre MIT, che lavorarono al rapporto intitolato “I limiti dello sviluppo. In questo libro gli autori sostenevano una tesi semplice ma purtroppo troppo spessa ignorata: i consumi materiali e l’accumulo dei rifiuti provenienti dalla nostra società consumistica non possono proseguire all’infinito su una Terra di dimensioni e risorse limitate.

Ogni giorno, ascoltando un telegiornale o leggendo un quotidiano abbiamo l’evidenza di come la nostra società creda incessantemente al dogma economico della crescita indefinita. L’obiettivo di qualunque governo è la crescita: dei consumi, dell’economia e dei consensi. Siamo molto distanti dall’auspicata economia circolare, che vede nel rifiuto una risorsa che possa essere nuovamente riutilizzata.
Nel corso degli ultimi anni il tema dei cambiamenti climatici è diventato di estrema attualità. Sempre più spesso si leggono sui giornali notizie riguardanti l’intensificarsi di eventi atmosferici estremi quali prolungate siccità, ondate di calore, alluvioni disastrose, inverni con temperature anomale, ecc., diretta conseguenza dell’incremento delle temperature medie globali.

La domanda che tutti si pongono è se questi eventi climatici rientrino in quella che è la normale variabilità climatica oppure se c’è qualcosa di più. Per rispondere a questo importante quesito risulta fondamentale comprendere che cosa sia e come funzioni il clima.

Il clima terrestre che tanto condiziona la nostra quotidianità è il risultato di complesse interazioni tra fattori di origine extraterrestre (energia irradiata dal sole, distanza relativa tra terra e sole, inclinazione dell’asse terrestre) e fattori terrestri legati all’atmosfera, alla biosfera, alle nubi, agli oceani e alla riflettività della superficie del nostro pianeta. Un ruolo cruciale nel bilancio energetico globale è giocato dalla nostra atmosfera che grazie alla presenza di alcuni gas (vapore acqueo, anidride carbonica, ozono, metano, protossido di azoto) è in grado di trattenere parte della radiazione infrarossa riflessa dalla superficie del pianeta.

Questo effetto serra naturale, essenziale per la sopravvivenza della vita sulla terra, mantiene una temperatura media globale intorno ai +15°C. Senza l’effetto serra generato dall’atmosfera la temperatura media della Terra precipiterebbe intorno ai -20°C. Nel dibattito complesso e articolato sul riscaldamento climatico è ormai assodato che a partire dalla rivoluzione industriale il massiccio utilizzo di combustibili fossili abbia determinato un crescente accumulo di anidride carbonica in atmosfera con la conseguente intensificazione dell’effetto serra.

L’anidride carbonica è passata da una concentrazione preindustriale di circa 280 ppm agli oltre 400 ppm di oggi. Il dato aggiornato ad oggi è di 406 ppm. Teniamo presente che la soglia di sicurezza (Tipping Point) individuata da molti scienziati è di circa 350 ppm.
Nel corso dell’ultimo secolo in seguito al rafforzamento dell’effetto serra la temperatura media globale è aumentata di 0.74° C. Questo dato è confermato anche a livello locale in quanto, per quanto riguarda il Piemonte, l’analisi delle medie annuali rivela una tendenza di crescita statisticamente significativa sia per le massime che le minime, che hanno registrato un incremento rispettivamente di circa 1.15°C e di 0.55°C negli ultimi 50 anni.

Ma che cosa dobbiamo attenderci per il futuro? Il comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), fondato nel 1988 dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) unitamente all’Organizzazione Meteorologica Mondiale, ha l’importantissimo ruolo di fornire ai decisori politici una valutazione oggettiva della letteratura tecnico-scientifica e socio-economica disponibile in materia di cambiamenti climatici al fine di elaborare strategie di adattamento e di mitigazione degli effetti negativi per il futuro. L’importante ruolo dell’IPCC nella divulgazione e sensibilizzazione di fronte al delicato tema dei cambiamenti climatici è stato riconosciuto nel 2007 con l’assegnazione del premio Nobel per la Pace.
In base ai rapporti dell’IPCC, che attualmente rappresentano la fonte più attendibile e aggiornata sul tema dei cambiamenti climatici, la temperatura media globale potrebbe aumentare, entro la fine del secolo da 1.8 a 4.0°C rispetto ai valori di riferimento del 1990. Secondo alcuni ricercatori non si può escludere che il riscaldamento possa essere ancora più intenso con un incremento che potrebbe arrivare a +6°C.

Questa incertezza nel valore deriva dal fatto che le previsioni sul clima vengono elaborate dall’IPCC tenendo in considerazione differenti scenari socio-economici dell’umanità che possono condizionare molto le emissioni di gas-serra. Inoltre, l’aumento della temperatura non sarà omogeneo; le regioni alle elevate latitudini (regioni artiche) e ad elevate altitudini (ad esempio, ecosistemi alpini di alta quota) saranno particolarmente vulnerabili di fronte ad un incremento che potrebbe arrivare ai valori di +6 °C.

I modelli previsionali elaborati sono concordi nel suggerire che a causa dell’aumento delle temperature la massiccia evaporazione dagli oceani porterà ad una intensificazione del ciclo dell’acqua con un conseguente incremento complessivo delle precipitazioni, che saranno sempre più distribuite in modo disomogeneo, con fenomeni alluvionali alternati a periodi di intensa siccità.

La progressiva fusione dei ghiacci artici e dei ghiacciai continentali contribuirà ad alimentare il processo di aumento della temperatura venendo a ridursi la capacità di riflettere la luce solare da parte della superficie terrestre. Inoltre questo fenomeno porterà, secondo l’IPCC, ad un aumento dei livelli marini compreso tra 18 e 59 cm, con conseguenze disastrose per più di 150 milioni di persone che vivono in prossimità delle coste in diversi paesi del mondo.

Per concludere, il riscaldamento climatico potrà avere pesanti ripercussioni sulla salute umana in seguito all’incremento della frequenza delle ondate di calore, alla riduzione della disponibilità di acqua potabile e alla diffusione verso le zone temperate di alcuni vettori di malattie tropicali quali la malaria, la dengue o la Chikungunya, malattia da virus trasmessa dalla zanzara tigre e che già ha colpito il Ravennate nel 2007.

Siamo ormai condannati al collasso? Sebbene il tempo a nostra disposizione sia diventato sempre più scarso tutti noi possiamo fare molto per contribuire alla soluzione del problema. Ad esempio puntando ad uno stile di vita maggiormente ecosostenibile. Nella situazione in cui ci troviamo risulta quanto mai attuale una celebre frase pronunciata da Winston Churchill nel novembre 1936 alla Camera dei Comuni “L’epoca della procrastinazione, delle mezze misure, del mitigare, degli esperimenti inutili, del differire sta giungendo al termine. Ora entriamo in un periodo di conseguenze. Non possiamo evitare questo periodo; ci siamo dentro adesso”. Fortunatamente in questo quadro particolarmente critico è possibile individuare qualche evento in grado di alimentare la speranza per un futuro migliore. Ad esempio la Chiesa cattolica ha preso posizione di fronte alla crisi climatica e ambientale con l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, pubblicata nel maggio del 2015 e rivolta, non ai credenti cattolici ma, “a tutti gli uomini di buona volontà”. Essa presenta uno stile molto comprensibile ed efficace e un messaggio chiaro: c’è la piena fiducia nelle acquisizioni della scienza per quanto riguarda questi temi e una grande necessità di mettere in discussione i modelli di sviluppo, produzione e consumo.

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