A tutti i nostri allievi/e,

alle loro famiglie

e ai docenti e formatori

Torino, 27 aprile 2020

Dipinto murale Aula Magna Don Bosco (realizzato a luglio 2019)

Il seminatore uscì a seminare (Mc 4,3-9). È un gesto di speranza, di novità, di futuro. Incontrerà sassi e spine, ma nel suo cuore e nella sua mente vede, sogna, desidera l’albero maturo, con foglie, fiori e frutti, e i passeri del cielo che trovano spazio per il nido. Quanta grazia e quanta forza nella mano che semplicemente lascia cadere il seme e delicatamente lo orienta. È una mano aperta, dolce e forte. È la mano di Dio, che ogni giorno ci dona vita. Ma anche la tua, la mia mano. Donerà vita?

C’è una folla che attende. Quanti. Troppi. Chi potrà soddisfare il bisogno di tanta umanità? Si fa avanti un ragazzo (Gv 6,1-13). Non un uomo forte, né una regina, non un ricco e neanche un potente. Un semplice ragazzo che ci mette del suo: potranno cinque pani e due pesci sfamare tanta gente? Anche lui, come il seminatore generoso, si lancia con fiducia, senza fare calcoli: ecco quello che ho. La sua mano è aperta e tesa, è il gesto forte del dono. È il miracolo di cui aveva bisogno Gesù per sfamare la folla.

La storia è fatta dai ricchi e dai potenti… così ci è stata raccontata. E spesso noi ci crediamo… e ci cadiamo. La storia siamo noi, e c’è molto più di quanto riportato nei libri. Al centro del dipinto c’è Gesù, né ricco né potente, ma saggio e buono, come nessun altro è stato, è e sarà. Ha ripreso il gesto del ragazzo dei pani e dei pesci. Ecco quello che ho: ecco la mia vita, per amore. Le sue braccia sono aperte e distese, dolce abbraccio per le folle di ogni tempo (Gv 19,25-27). «Sicuro che vuoi dare tutto te stesso?». «Sì! Tutto! Vi affido anche mia madre e vi consegno a lei come figli. Nulla per me, tutto per voi. Fino alla fine».

Non è facile comprendere questo. Il cuore ce ne indica la strada. I due discepoli di Emmaus non avevano capito, si aiutavano e si confondevano a vicenda. E poi è arrivato Lui. Si mise a camminare e parlare con loro. Fino a quando, giunta la sera, si fermarono per mangiare e Gesù spezzò il pane: si aprirono gli occhi e capirono. «Non ci ardeva forse il cuore?» (Lc 24,13-32). La vita e la storia si comprendono nel gesto della condivisione, del dono, della fraternità: il seme consegnato alla terra, il pane e i pesci donati, la vita crocifissa per amore, il pane spezzato.

Lontano da questo è solo buio e notte fredda e oscura. È l’esperienza del figlio minore, che se ne va di casa pensando solo a se stesso e ai suoi piaceri. È anche l’esperienza del figlio maggiore, dal cuore freddo e acido alla notizia che il fratello è tornato (Lc 15, 11-32). Quando impareremo che la vera vita è fraternità? Tra tanto male vissuto e ricevuto, potrà essere questo tempo di pandemia il tempo della svolta, della conversione, cioè del ritorno alla fraternità tra noi e con Dio? Il Padre misericordioso corre e abbraccia entrambi i figli, abbraccia ognuno di noi, perché Lui sa che il perdono (= super dono) è vita.

Buona settimana! Buon mese vissuto con Maria!

Don Claudio Belfiore

Direttore

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