A tutti i nostri allievi/e,

alle loro famiglie

e ai docenti e formatori

Torino, 4 maggio 2020

Buongiorno!

Una storia ebraica narra di un rabbino saggio e timorato di Dio che, una sera, dopo una giornata passata a consultare i libri delle antiche profezie, decise di uscire per la strada a fare una passeggiata distensiva. Eh sì, bei tempi, si poteva uscire per una passeggiata serale senza tante domande. Va beh, torniamo al racconto. Allora, mentre questo rabbino camminava lentamente per una strada isolata, incontrò un guardiano che andava avanti e indietro, con passi lunghi e decisi, davanti alla cancellata di un ricco podere.

«Per chi cammini, tu? », chiese il rabbino, incuriosito.

Il guardiano disse il nome del suo padrone. Poi, subito dopo, chiese al rabbino: “E tu, per chi cammini?“.

Questa domanda, conclude la storia, si conficcò nel cuore del rabbino.

E tu, per chi cammini? Mi dirai: cammino poco, sono chiuso in casa. È vero, ma il cammino è metafora della vita. Allora, per chi sono tutte le azioni e gli affanni della giornata? Per chi vivi? È una domanda impegnativa, simile e vicina al perché vivi, ma va ancora più in profondità. Riprendo una riflessione che Papa Francesco ha condiviso con i giovani di Roma nell’aprile 2018.

«Tante volte, nella vita, perdiamo tempo a domandarci: “Ma chi sono io?”. Tu puoi domandarti chi sei tu e fare tutta una vita cercando chi sei tu. Ma domandati: “Per chi sono io?”. Come la Madonna, che è stata capace di domandarsi: “Per chi, per quale persona sono io, in questo momento? Per la mia cugina Elisabetta”, ed è partita. Per chi sono io, non chi sono io: questo viene dopo, sì, è una domanda che si deve fare; ma prima di tutto “perché” fare un lavoro, un lavoro di tutta la vita, un lavoro che ti faccia pensare, che ti faccia sentire, che ti faccia operare. I tre linguaggi della vita: il linguaggio della mente, il linguaggio del cuore e il linguaggio delle mani».

Domenica 3 maggio si è celebrata la 57a giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Papa Francesco l’ha commentata consegnando a ciascuno di noi (genitori, sacerdoti e religiosi, giovani, sposati e non, uomini e donne) quattro parole: gratitudine, coraggio, fatica e lode. Messaggio che ha chiuso con questa frase, che vi lascio: «Ciascuno possa scoprire con gratitudine la chiamata che Dio gli rivolge, trovare il coraggio di dire “sì”, vincere la fatica nella fede in Cristo e, infine, offrire la propria vita come cantico di lode per Dio, per i fratelli e per il mondo intero. La Vergine Maria ci accompagni e interceda per noi».

La vita è vocazione. La vita è dono. In questo tempo di pandemia tanti la stanno vivendo così.

Don Claudio Belfiore

Direttore

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