A tutti i nostri allievi/e,

alle loro famiglie

e ai docenti e formatori

Torino, 20 gennaio 2020

Carissimi ragazzi, ragazze e giovani,

della vita di don Bosco più facilmente conosciamo ciò che è avvenuto al Colle Don Bosco, sua terra natia, o a Torino, dove si è radicata e sviluppata la sua opera. Ma cosa dire dei dieci anni vissuti a Chieri? In questa cittadina è arrivato ragazzo a 16 anni, nel 1831, e ne è uscito prete a 26, nel 1841. Ma non dobbiamo pensare ad un giovane ritirato e solitario, tutto scuola e chiesa.

Arriva a Chieri con la voglia di studiareperdiventare prete. Ma non ha i soldi. E così si guadagna da vivere e attira la stima delle persone facendo il sarto, lavorandopresso un fabbro e come garzone in un bar, dando ripetizioni ai compagni più in difficoltà. Riceve la cresima poco prima di compiere diciotto anni nella parrocchia di San Martino a Buttigliera d’Asti. Mentre studia e lavora, trova anche il tempo e la grinta per dedicarsi ad attività ludichedi abilità e destrezza, che lui riassume così: «carte, tarocchi, piastrelle, stampelle, salti, corse, erano tutti divertimenti di sommo gusto, in cui, se non ero celebre, non ero certamente mediocre». E valorizzando queste capacità, in più occasioni si cimenta in pubblici e privati spettacoli, giochi di prestigio, sfide con saltimbanchi, con lo scopo di radunare e rallegrare compagni e gente del popolo.

Per suo impulso nasce la “Società dell’allegria”, che raccoglie molti dei suoi amici e ha due scopi primari: 1) «evitare ogni discorso, ogni azione che disdica ad un buon cristiano»; 2) «avere esattezza nell’adempimento dei doveri scolastici e religiosi». E per il resto, come da definizione, allegria, divertimento, amicizia.

È meravigliosa la sua capacità di armonizzarestudio e allegria, lavoro e preghiera, impegno e amicizia, serietà e divertimento. Don Bosco ha proposto ai ragazzi di allora e ai giovani di oggi quello che lui stesso ha vissuto da adolescente: uno stile di vita a misura di giovane orientato a costruire seriamente il proprio futuro. Tre sono la parole-chiaveche ancora oggi don Bosco ci consegna: allegria, studio e preghiera.

Caro padre, maestro e amico dei giovani, grazie!

Don Claudio Belfiore

Direttore