A tutti i nostri allievi/e,

alle loro famiglie

e ai docenti e formatori

Torino, 14 aprile 2019

Buongiorno, carissimi giovani, genitori, docenti, formatori ed educatori.

Stiamo entrando nel vivo di questo tempo, come in un gioco a più livelli: la Quaresima, la settimana Santa, il Triduo Pasquale, la Pasqua. E se di gioco si tratta, è di quelli seri. È in gioco la nostra vita: nessuna finzione, nessun diritto di replica, ognuno di fronte a se stesso; alleato speciale è Dio in persona, temibile avversario è il diavolo ingannatore. Scopo del gioco? Salvare la vita. Attenzione: lo scopo non è sopravvivere, né vivere come naufraghi e vagabondi senza meta e senza scopo. Scopo del gioco è «vivere, non vivacchiare», direbbe il Beato Frassati. Per questo il Signore Gesù è venuto nel nostro mondo (che a dir la verità è tutto suo e opera del suo Amore): «perché abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza» (Gv 10,10).

Ripercorriamo il cammino della Quaresima. È iniziato con il mercoledì delle ceneri. Giorno dopo giorno, seguendo le tre vie indicate dalla Parola di Dio (digiuno, preghiera ed elemosina/carità), ci siamo confrontati con noi stessi, con l’aiuto di Dio abbiamo cercato di combattere il male in noi e fuori di noi, e abbiamo intrapreso sentieri di vita nuova (non l’hai fatto? Sei ancora in tempo!). Con questa domenica, la Domenica delle Palme, entriamo nella settimana santa, i giorni più importanti e decisivi di tutto l’anno. E nel cuore di questi giorni c’è il Triduo Pasquale: giovedì, venerdì e sabato santo. Domenica di Pasqua è l’apice del nostro cammino, la festa della vita e della gioia nella Risurrezione del Signore Gesù.

I giorni della settimana santa saranno fonte di vita vera e felice se sarai capace di fermarti e di stare ai piedi della Croce, come sua madre Maria. Guarda il crocifisso e medita, consegna a Lui le gioie e le fatiche di ogni giorno, attingi alla sua forza e benevolenza. Lascio alla tua meditazione la seconda lettura di questa domenica, l’inno ai Filippesi, sintesi del mistero della Croce:

 

«Cristo Gesù pur essendo nella condizione di Dio,

non ritenne un privilegio

l’essere come Dio,

ma svuotò se stesso

assumendo una condizione di servo,

diventando simile agli uomini.

Dall’aspetto riconosciuto come uomo,

umiliò se stesso

facendosi obbediente fino alla morte

e a una morte di croce.

Per questo Dio lo esaltò

e gli donò il nome

che è al di sopra di ogni nome,

perché nel nome di Gesù

ogni ginocchio si pieghi

nei cieli, sulla terra e sotto terra,

e ogni lingua proclami:

Gesù Cristo è Signore!,

a gloria di Dio Padre». (Fil 2,6-11)

Buona Settimana Santa!

Don Claudio Belfiore

Direttore